Sei in: Home  > Alta Val Chisone > Storia e cultura

Alta Val Chisone

Benvenuto!

Storia e cultura








Val Chisone: la valle del forte... e dei "forti"!

Il territorio della Val Chisone è in maggior parte montuoso  ed i pianori coltivabili sono molto limitati; il bosco è ancora oggi una ricchezza assieme ai pascoli. La ricchezza d’acqua della valle è intensamente utilizzata sin dall’inizio dell’era industriale per la produzione idroelettrica.
Un tempo molte zone, oggi diventate pascoli o bosco, erano invece coltivate ed i prati in alta montagna venivano solitamente tagliati una volta all'anno per la fienagione. Si coltivavano la segale, il frumento, l'orzo, l'avena, il grano saraceno, il lino e la canapa. Molto più tardi arrivò la patata che viene coltivata ancora oggi. Anche l'apicoltura trovò importante sviluppo. Gli abitanti di ogni borgata dovevano provvedere completamente al proprio sostentamento, vivevano di agricoltura per quanto possibile, di allevamento e scambiando i loro prodotti si procuravano il necessario per sostenersi, come ad esempio il sale che giungeva dal Piemonte o dal Delfinato. Ogni villaggio era concepito e costruito in modo che gli abitanti potessero vivere in modo autonomo.
La presenza umana in alta Val Chisone è molto antica; le prime testimonianze di arte rupestre risalgono a 12.000 anni a.C.  Molti popoli l’hanno abitata (Liguri-Celti-Romani-Barbari-Bizantini-Provenzali-Longobardi-Saraceni) lasciando sul territorio una marcata impronta della loro cultura, della loro lingua e delle loro tradizioni come monete, strade, toponimi. Nei secoli di storia i popoli dell’alta valle furono assoggettati e vissero le esperienze e le vicende del Delfinato (1091-1349), del Regno di Francia (1349-1713), del Ducato dei Savoia, delle guerre con domini alternati tra Francesi e Savoia (battaglia dell’Assietta 1747), dell’impero napoleonico e delle guerre di indipendenza che portarono nel 1861 all’unità d’Italia. Dal 1343 al 1713  l’alta Val Chisone (nel medioevo chiamata Val Pragelato) visse l’esperienza  degli Escartons e per secoli condivise la presenza di due comunità di fede diversa, quella cattolica e quella valdese, presenza e convivenza che continuano tuttora.



Le vicende belliche tra  Regno di Francia e Casa Savoia portarono nei secoli alla realizzazione di grandi opere di difesa (fortificazioni, ridotte, trinceramenti) inizialmente sulla dorsale che divide l’alta Val Chisone dall’alta Val di Susa (Gran Costa,  Moutas,  Assietta, Gran Serin, Punta Mezzodì, Colle  delle Finestre, Serremarie, Faluel)  sino ad arrivare all’imponente costruzione (i lavori iniziarono nel 1728) del Forte di Fenestrelle, la fortezza più grande d’Europa. Quindi non solo valle del Forte di Fenestrelle, ma  valle ricca anche  di tantissime fortificazioni minori e di un reticolo di strade militari ancora oggi percorribili a piedi, in bici, a cavallo ed alcune anche con mezzi motorizzati, tutte ben rappresentate da quella dell’Assietta.
Tanti forti come “forti” sono state le popolazioni locali, perché hanno resistito a tante diverse dominazioni e perché hanno saputo ricavare da un territorio duro ed a volte ostile risorse sufficienti per lo sviluppo delle comunità che si sono sempre di più arricchite di cultura e solidarietà.
Con l’unità d’Italia gli abitanti dell’alta Val Chisone si allontanarono progressivamente dalle abitudini francesi; la lingua degli atti pubblici divenne quella italiana e venne insegnata nelle scuole elementari.
La prima guerra mondiale venne vissuta e subita dalla valle con un grande contributo di vite umane. Il dopoguerra vide il fenomeno dell’emigrazione stagionale (persone impegnate nel settore alberghiero in Francia o nell’industria del Pinerolese).  Il secondo conflitto mondiale e la guerra di liberazione colpì anche l’alta Val Chisone con diversi episodi di sangue e di distruzione. Negli anni seguenti la valle rivisse il fenomeno dell’emigrazione (stagionale in Francia e verso le industrie della pianura). Molti emigranti non sono più ritornati in patria.
Il tempo è passato ed oggi passeggiando in molte borgate possiamo ancora ben notare le tracce di quella che è stata la vita in questi luoghi nei secoli. Quasi tutte le borgate conservano ancora oggi buona parte della loro antica struttura sia nelle abitazioni private che nei locali collettivi (forni – lavatoi – fontane).  In occasione delle festività locali  i valligiani indossano con orgoglio e fierezza i costumi tradizionali del luogo e quotidianamente parlano “patouà”, parlata che varia da luogo a luogo, ma  che ha una unica radice: la lingua d’Oc, ovvero l’occitano alpino dei trovatori,  che superando i confini nazionali, attraverso fiumi, valli e montagne, accomuna i popoli di un territorio ben definito che va dal Mediterraneo ai Pirenei e dall’Oceano Atlantico alle alte Alpi sul versante italiano (dalle valli del cuneese  alla Val Chisone ed alla confinante alta Val Susa).


*